Sassari - Via Torres 27b

Iperconnessi

Quando scoprirai chi sei, riderai di ciò che credevi di essere...

Iperconnessi

Nel 2018 mi ero imbattuta in una puntata di PresaDiretta dal titolo “Iperconnessi”.

Ricordo che alla fine ero arrabbiata.

Mi aveva colpito rendermi conto di quanto la nostra attenzione potesse essere sollecitata, orientata e, in qualche modo, manipolata dalla tecnologia che utilizzavamo ogni giorno.

Ho approfondito leggendo alcuni libri sul tema, tra cui Iperconnessi di Jean M. Twenge.

Oggi, a distanza di anni, continuo a trovare quella riflessione attuale, ma il nostro rapporto con la tecnologia è cambiato ancora di più.

Nel 2020, con la pandemia, la tecnologia è diventata per molti di noi ancora più indispensabile. Ha permesso di lavorare, studiare, comunicare, mantenere relazioni e continuare a fare cose che altrimenti sarebbero state impossibili.

E molte di quelle abitudini sono rimaste.

Alcune, a dire il vero, hanno reso la nostra vita più semplice. Penso anche a cose molto pratiche, come poter sbrigare online procedure che prima richiedevano tempo e spostamenti.

Certo… c’è voluta una pandemia per far cambiare le cose. Ma questa è un’altra storia.

Non penso che il problema sia la tecnologia in sé.

La domanda che mi interessa è un’altra:

Siamo ancora noi a scegliere come utilizzarla?

Ed è da qui che voglio ripartire.

Gli automatismi non sono il problema

Gli automatismi sono indispensabili per la nostra vita.

Pensiamo, per esempio, a quando guidiamo: all’inizio dobbiamo prestare attenzione a ogni gesto, mentre con il tempo molte azioni diventano automatiche. Questo ci permette di utilizzare meno energia mentale e di concentrarci su ciò che accade intorno a noi.

Il problema nasce quando continuiamo a ripetere uno schema anche quando non ci serve più.

È un po’ come quando ci facciamo male a una gamba e impariamo a non caricare il peso su quel lato. Anche una volta guariti, per un po’ possiamo continuare a muoverci come se la gamba fosse ancora dolorante. Lo schema è rimasto, anche se non è più utile.

Questo accade anche con i nostri comportamenti.

Lo yoga, per me, ha molto a che fare con questo: rendere la mente attiva e non passiva.

Una mente attiva è una mente che osserva, valuta e può SCEGLIERE.

Una mente passiva, invece, tende a subire ciò che accade, seguendo automaticamente gli stimoli e gli schemi che ha imparato.

Non significa controllare ogni pensiero o ogni gesto, ma avere la possibilità di accorgerci di ciò che sta accadendo e scegliere come rispondere.

Sempre connessi, sempre stimolati

Viviamo in un ambiente in cui gli stimoli sono praticamente continui.

Notifiche, messaggi, email, social network, informazioni, pubblicità.

Crediamo di essere diventati abili a fare più cose contemporaneamente.

E il multitasking viene spesso considerato una risorsa, soprattutto nel mondo del lavoro: essere capaci di seguire più attività contemporaneamente, rispondere rapidamente, essere sempre sul pezzo.

Io stessa, in un periodo in cui non insegnavo Yoga e mi sono ritrovata a fare altri lavori, mi sono spesso sentita chiedere di occuparmi di più cose contemporaneamente.

E la cosa mi mandava ai matti.

Perché mi rendevo conto di quanto fosse difficile mantenere la stessa attenzione passando continuamente da un’attività all’altra. Ma soprattutto era frustrante non riuscire a farlo capire agli altri.

Ora si è scoperto che, in realtà, passare continuamente da un’attività all’altra può avere un costo in termini di concentrazione ed efficienza.

E noi? Quando siamo fuori dal lavoro?

Quante volte ci capita di prendere il telefono senza sapere nemmeno perché lo abbiamo preso?

Forse è proprio qui che l’iperconnessione incontra il tema degli automatismi.

Non sempre scegliamo consapevolmente di controllare il telefono.

A volte lo facciamo semplicemente perché abbiamo l’impulso automatico di farlo.

Anche sul tappetino

Me ne accorgo anche durante le mie lezioni.

Qualche tempo fa una nuova allieva aveva appoggiato il telefono proprio accanto al tappetino.

Le ho sorriso e le ho detto:

“Puoi rimetterlo in borsa. Non ti serve, tranquilla.”

E in effetti, per quell’ora, non le serviva.

Non gliel’ho detto perché il telefono fosse qualcosa di negativo, ma perché quello spazio era dedicato a lei.

Mi capita anche di vedere persone che indossano lo smartwatch durante la pratica e ricevono notifiche.

A volte non se ne accorgono nemmeno.

E questo mi fa sorridere,con un po’ di amarezza, perché anche indossarlo e tenerlo lì può essere diventato un gesto automatico.

Naturalmente ci sono situazioni in cui avere il telefono vicino è importante. E sono eccezioni che mi sento di rispettare, anche perché so quanto, soprattutto in certi momenti, si abbia necessità della pratica.

Ma nella normalità, dobbiamo davvero essere sempre raggiungibili?

Io stessa, a volte, faccio fatica a non rispondere a un messaggio quando arriva fuori dall’orario di lavoro.

Devo ricordarmi che non è necessario farlo subito, che posso rispondere più tardi.

Ho anche pensato di togliere le spunte blu, ma poi ho deciso di lasciarle, perché posso leggere un messaggio e rispondere appena riesco. Credo sia importante che dall’altra parte questo sia percepito.

Forse anche questo fa parte della consapevolezza: capire quando qualcosa è davvero urgente e quando, invece, siamo semplicemente abituati a rispondere immediatamente.

La tecnologia non è il problema

Non penso che la soluzione sia demonizzare la tecnologia.

Io stessa la utilizzo ogni giorno.

Per il mio lavoro ho un sito, una pagina Instagram, utilizzo WhatsApp e diversi strumenti digitali. E oggi mi capita anche di utilizzare la tecnologia per velocizzare alcune attività che prima richiedevano molto più tempo.

Il punto, per me, non è quindi smettere di usare questi strumenti.

È SCEGLIERE quando e come usarli.

Non abbiamo bisogno di grandi rivoluzioni.

Possiamo semplicemente iniziare a osservare alcuni dei nostri gesti quotidiani.

Quando prendiamo il telefono, possiamo chiederci:

L’ho scelto io o è scattato un automatismo?

Quando interrompiamo quello che stiamo facendo per controllare una notifica:

Era davvero necessario?

Quando rispondiamo immediatamente a un messaggio:

Avevo davvero bisogno di farlo adesso?

Non per giudicarci e nemmeno per smettere di usare la tecnologia.

Solo per iniziare a notarlo.

Perché essere consapevoli è accorgerci di ciò che stiamo facendo mentre lo facciamo.

E in un mondo che ci riempie di stimoli, scegliere dove portare la nostra attenzione è già un piccolo atto di libertà. Non essere passivi alla vita ma scegliere.



Per approndire

  • PresaDiretta, “Iperconnessi”, Rai, 15 ottobre 2018.
  • ⁠Jean M. Twenge, Iperconnessi, Einaudi, 2018.
  • Koch, I. et al., “Human multitasking: A review of the evidence”, Psychological Bulletin, 2018.