Perché scegliere Shakti Lab?
Nel mio studio c’è una piccola porta di legno che mi accompagna da tantissimi anni.
Me l’ha regalata una cara amica e, da allora, ha viaggiato con me attraverso ogni trasloco, fino ad arrivare qui.
Ha una piccola scala che sembra un sentiero, una porta e una finestrella.
Un giorno un’allieva l’ha guardata e ha detto:
“La strada verso casa… che bello.”
Mi sono fermata a osservarla davvero e ho pensato che forse quelle parole racchiudevano proprio il significato che, senza saperlo, le avevo sempre attribuito.
Una strada fatta di piccoli passi.
Una porta.
Un ritorno.
La strada verso casa.
Vorrei che Shakti Lab fosse questo: un luogo in cui poter tornare a casa.
Non una casa fisica, ma quello spazio dentro di noi in cui possiamo sentirci accolti, ascoltati e al sicuro.
Un luogo in cui, almeno per un po’, non serve indossare armature, dove possiamo lasciare andare le difese e sentirci liberi di essere semplicemente noi stessi.
E credo che questo inizi proprio dal modo in cui mi relaziono alle persone che entrano qui.
Non mi interessa che siano tutte uguali, che abbiano le stesse esigenze o che seguano necessariamente lo stesso percorso.
Mi interessa incontrarle per quello che sono.
Con le loro caratteristiche, i loro tempi, le loro fragilità e le loro risorse.
Per questo cerco di creare uno spazio libero dal giudizio, in cui ci sia attenzione per la persona prima ancora che per ciò che sta facendo.
A volte penso che ciò che accade durante una pratica possa andare molto oltre la pratica stessa.
Una persona che ha praticato con me diversi anni fa, oggi pratica yoga da sola, a casa sua.
Tempo fa mi ha raccontato un episodio della sua prima lezione con me.
Le sue parole mi sono rimaste nel cuore:
“A volte incontri una persona e lo sai da come lo sguardo si intreccia che esiste una connessione. Una connessione d’anima.
Anche se ci siamo raccontate poco, conosciute pochissimo, vissute altrettanto meno.
Ti racconto un aneddoto: la prima lezione di yoga fatta con te mi ha sconvolto.
Non ricordo l’asana, ma io avevo il viso rivolto verso il basso.Tu ti avvicinasti e, con la delicatezza che ti contraddistingue, mi facesti una carezza e mi dicesti di guardare dritta davanti a me perché non avevo nessun motivo di guardare in basso.
Cambiasti la mia prospettiva. Il mio punto di vista. Il mio punto di partenza.
Mi venne da piangere. Trattenni le lacrime solo per discrezione. Ma ti ringraziavo dentro.
Non credo di avertelo mai detto. In ogni caso mi sembrava giusto restituirti questo momento.
Ti penso sempre quando pratico.”
Sono parole che conservo con particolare affetto.
Perché mi ricordano che accompagnare una persona non significa soltanto insegnarle qualcosa.
Significa anche esserci.
Ascoltare.
Osservare.
Riconoscere ciò che c’è, senza giudicarlo.
E forse, qualche volta, offrire uno sguardo diverso da quello con cui una persona è abituata a guardarsi.
Nel tempo ho sentito anche il bisogno di creare possibilità diverse, perché non sempre abbiamo bisogno della stessa cosa e non sempre ci troviamo nello stesso momento della nostra vita.
Per questo a Shakti Lab convivono pratiche differenti e, accanto alle lezioni di gruppo, esistono anche percorsi individuali per chi desidera un lavoro più personale e attento alle proprie esigenze.
Forse scegliere Shakti Lab significa anche questo:
avere un luogo in cui poter arrivare così come si è, senza dover dimostrare nulla.
E trovare, attraverso la pratica e l’ascolto, una strada che possa riportarci un po’ più vicino a noi stessi.

