La potenza del Sankalpa
Se stai leggendo questa pagina, forse lo yoga ti sta chiamando.
Ma ti sei mai chiesto perché vuoi praticare?
Magari vuoi dedicare un po’ di tempo a te stesso.
Magari senti il bisogno di muoverti, di rallentare, di ritrovare il contatto con il tuo corpo.
Oppure stai attraversando un momento particolare e senti che hai bisogno di qualcosa, anche se non sai ancora bene cosa.
Non sempre sappiamo dare un nome a ciò che ci porta sul tappetino.
Eppure, in qualche modo, siamo lì.
Durante l’anno, nelle mie lezioni, mi piace ogni tanto fermare la pratica e chiedere agli allievi di mettere nero su bianco il proprio perché.
Perché sei qui?
Che cosa stai cercando?
Che cosa vorresti ricevere da questa pratica?
Li guardo mentre riflettono e scrivono con cura sul loro foglio. Poi quei fogli finiscono in un piccolo barattolo che custodisco nel mio studio.
Per me è un piccolo tesoro.
Perché dentro ci sono tante persone diverse e, con loro, tanti motivi diversi per cui hanno scelto di srotolare un tappetino.
Nella tradizione dello yoga, questa intenzione personale viene chiamata Sankalpa.
È una direzione interiore, qualcosa che nasce da noi e che può accompagnare la nostra pratica.
Ma forse la parte più importante non è soltanto riconoscere il proprio Sankalpa.
È ricordarsi, nel tempo, di tornare a quella domanda:
“La mia pratica sta ancora andando nella direzione che avevo scelto?”
Perché noi cambiamo.
Cambiano le nostre esigenze, le nostre priorità, ciò che stiamo vivendo e anche ciò che cerchiamo.
Quello che qualche mese fa ci portava sul tappetino potrebbe non essere più ciò di cui abbiamo bisogno oggi.
E va bene così.
Possiamo avere bisogno di una pratica più dinamica, oppure di qualcosa che ci aiuti a rallentare. Possiamo desiderare di approfondire un altro stile di yoga, cambiare insegnante o semplicemente prenderci una pausa.
Cambiare direzione può significare essersi ascoltati.
Il Sankalpa è un piccolo punto di riferimento che ci aiuta a capire se quello che stiamo facendo continua ad avere un significato per noi.
Forse è proprio questa la sua potenza.
Non dirci dove dobbiamo arrivare, ma aiutarci a ricordare perché abbiamo iniziato a camminare.
E, se necessario, darci anche il coraggio di cambiare strada.
Perché non esiste un unico percorso giusto.
Esiste il tuo percorso.
E può cambiare insieme a te.

