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REIKI

Quando scoprirai chi sei, riderai di ciò che credevi di essere...

Reiki

Il Reiki è una pratica di origine giapponese, sviluppata da Mikao Usui nei primi decenni del Novecento, che nel suo percorso riscoprì e rivalorizzò pratiche e tradizioni già presenti nella sua cultura.

Nella tradizione Reiki si parla di un’energia vitale, chiamata ki, che il praticante può canalizzare verso la persona.

Il Reiki viene praticato attraverso il contatto delle mani, appoggiate delicatamente su determinati punti del corpo. La persona rimane vestita e comodamente sdraiata, in un momento dedicato a sé e all’ascolto.

Il valore del contatto

Nella tradizione Reiki esistono anche pratiche a distanza. Io scelgo di lavorare attraverso il contatto fisico, perché è proprio nell’incontro tra il Reiki e il contatto delle mani che riconosco una parte importante dell’intensità di questa pratica.

Il contatto delle mani ha, in realtà, qualcosa di profondamente umano e immediato. Pensiamo a un bambino che si è fatto male: spesso la prima cosa che facciamo è appoggiare una mano delicatamente sulla parte che fa male. È un gesto semplice, ma può trasmettere vicinanza, rassicurazione e presenza.

E credo che faccia una grande differenza anche l’intenzione con cui quel contatto viene offerto. Una mano può semplicemente toccare, oppure può comunicare attenzione, cura e affetto. A volte non servono parole: il corpo sente la presenza dell’altra persona, la sua intenzione, il modo in cui viene toccato.

Nel Reiki questo contatto assume una forma particolare. A differenza del massaggio, nel Reiki le mani rimangono ferme e presenti su un punto del corpo per un certo tempo. È un contatto molto delicato, ma allo stesso tempo avvolgente: la persona può percepire il calore delle mani e la loro presenza, senza pressione e senza movimento continuo.

Per me è proprio questa dimensione a rendere il Reiki così particolare. È come una carezza che non ha bisogno di muoversi: una presenza che accompagna tutto il corpo e che può far sentire accolti e sostenuti, soprattutto nei momenti in cui si è più vulnerabili.

Un altro aspetto che considero importante è la delicatezza di questa pratica. Il Reiki non comporta manipolazioni, pressioni o movimenti sul corpo e, rispetto a molte tecniche corporee, non presenta particolari controindicazioni conosciute. Per questo può essere una pratica accessibile anche in momenti in cui un massaggio o un trattamento più fisico non sarebbe adatto.

È anche attraverso questo contatto amorevole che ho sperimentato personalmente il Reiki in un periodo difficile della mia vita. In quel momento non riuscivo a piangere e, durante una seduta, qualcosa si è mosso dentro di me e ho iniziato a piangere. Mi sono sentita accolta, amata e meno sola.

Anche durante i miei trattamenti mi capita di osservare reazioni molto diverse. A volte una persona si alza dal lettino profondamente rilassata e in pace; altre volte può sentirsi più coinvolta emotivamente, come se qualcosa avesse bisogno semplicemente di essere sentito o liberato.

Ciò che si è mosso durante una sessione può continuare a farsi sentire nei giorni successivi, lasciando spazio a sensazioni, riflessioni o consapevolezze che possono emergere gradualmente.